Posted by on Dec 12, 2010

Un motore di ricerca creato con l’ambizioso obiettivo di predire il futuro basandosi su presente e passato.

Gli scenari che si aprono sono fantascientifici.

Recorded Future 1 è il frutto di un progetto realizzato da un’azienda americana, nata dall’investimento congiunto di Google e della Cia, e le cui potenzialità sono ancora tutte da verificare.

Ma nel frattempo si possono già trarre conclusioni dal peso specifico enorme: le agenzie di sicurezza americane (CIA, Darpa, ma anche altre) stanno cercando di accaparrarsi una visuale privilegiata all’interno della Rete, in modo tale da poter scandagliare a fondo milioni di pagine web al’interno delle quale si possono trovare(questa la loro convinzione) informazioni utili per prevenire attacchi terroristici

Inoltre, questa è l’altro elemento che emerge dal progetto (ed è anche il più inquietante) viene messa in dubbio la “neutralità” dei motori di ricerca, con il rischio concreto che diventino degli strumenti in grado di fornire una realtà filtrata, opportunamente manipolata dalle organizzazioni (in questo caso governative) più potenti.

Ma come funziona il motore che ricerca il futuro?

Recorded Future setaccia la Rete e analizza il contenuto delle pagine internet alla ricerca di possibili collegamenti tra i vari documenti.

Persone, luoghi, siti, dichiarazioni, previsioni, documenti, giornali, report, discorsi politici: tutto viene registrato, catalogato e riorganizzato al fine di cercare attinenze tra passato, presente e futuro, in primis tra previsioni di qualcosa che sarebbe accaduto e che poi si è verificato realmente.

Qualcuno parla già di un nuovo “Grande Fratello”, non fosse altro che per la presenza dell’Intelligence americana nel progetto.

Come giustamente sottolinea Repubblica, che ha dato oggi notizia di questa vicenda: “…a prescindere dal decorso che avranno questi progetti, rimane lampante il trend che vede la transizione del concetto di motore di ricerca da semplice raccoglitore di informazioni a complesso creatore di conoscenze, quando non addirittura di sentenze, come nell’ipotetico caso di un futuro sistema di sicurezza basato sul pre-crimine. Il rischio, come sostiene un articolo pubblicato sull’ultimo numero dell’International Journal of Cultural Studies, è prendere per assodata la neutralità dello strumento e dei risultati delle ricerche, senza sapere quale sia la sua vera architettura. E se invece fossero proprio gli algoritmi di questi potenti motori a nasconderci la realtà?”